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Il marzapane, una miscela di mandorle e zucchero, fu importata dagli arabi in Sicilia nel Duecento e da allora è utilizzata per creare delle stupende sculture di frutta.

 
 
Folklore, tradizioni, feste, cultura e ambiente nella Provincia di Caltanissetta
 

 

PROVINCIA DI CALTANISSETTA

• VIAGIANDO E CURIOSANDO

Pochi sanno che Gela ospita testimonianze medievali, neoclassiche e barocche. E, spingendosi molto più in là nei secoli, è imperdibile l’imponente Emporio arcaico, meta fondamentale dei commerci provenienti dalla Grecia. Dei 26 presidi di Slow Food presenti in Sicilia, uno riguarda Delia. Si tratta della cuddrireddra, una parola dal suono duro che indica un dolce molto buono, un biscotto a forma di bracciale da gustare a fine pasto con un buon passito siciliano. Parete divisoria tra la Sicilia orientale e quella occidentale, tutta la provincia nissena è una terra di castelli e torri di avvistamento medievali, antichi edifici che assicuravano ai signori feudali del tempo il controllo dell’area centro-meridionale dell’Isola. Nei dintorni di Mussomeli si trova il Castello Manfredonico, fatto costruire da Manfredi III Chiaramonte nel 1370. Verso Caltanissetta, ecco l’imponente torre araba del Castello di Pietrarossa che domina il paesaggio.

 

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• SETTIMANA SANTA DEI MISTERI

Una della processioni più spettacolari nella Settimana Santa di Caltanissetta è quella della Real Maestranza con la partecipazione di circa quattrocento rappresentanti delle varie corporazioni di arti e mestieri. Il “capitano” – vestito secondo la tradizione settecentesca: marsina, feluca con piuma nera coccarda tricolore, e spadino alla cintura – guida il corteo facendosi carico del lutto di tutti. Il giorno successivo, il Giovedì Santo, tocca alle Vare o Misteri, ovvero degli imponenti carri su cui vengono montati gruppi scultorei in legno, cartapesta e gesso che raffigurano, generalmente, un momento della Via Crucis oppure dipinti famosi. Il Venerdì Santo è la volta del Cristo Nero, un crocifisso di legno nero ritrovato, nel 1625, in una grotta, portato a spalla dai “fogliamari”, cioè i raccoglitori di verdure, che intonano nenie funebri. La Settimana Santa nissena segue un cerimoniale che risale a oltre due secoli fa, con il suo carico di riti e usanze, fede e credenze pagane. E di pathos.

Luoghi: Centro storico  Pasqua www.comune.caltanissetta.it

QUATTRO PASSI IN PROVINCIA

Caltanissetta, dall’antico splendore al decoro moderno.

 Caltanissetta sorge lungo le pendici meridionali del monte San Giuliano ed è il capoluogo di provincia di un territorio, quello nisseno, che in passato ha visto alternarsi fasi di grande splendore economico e commerciale e di decadenza. Per la visita della città si può iniziare da piazza Garibaldi, sulla quale si affaccia la Cattedrale, conosciuta perlopiù con il nome di Santa Maria la Nuova e costruita fra il 1570 e il 1622. Gli affreschi settecenteschi di Guglielmo Borremans coprono la volta della navata centrale: si tratta di uno dei più importanti cicli pittorici dell’Italia del Sud, tornato all’originario splendore grazie al restauro completato nel 2002. Lo stesso anno ha visto anche la riapertura del Museo Diocesano, dov’è esposta una collezione di statue, dipinti e paramenti sacri dal XVI al XIX secolo. Molto ricco è l’interno della chiesa di Sant’Agata, la cui facciata barocca, intonacata in un caldo colore arancio, si erge sulla scalinata che domina la prospettiva di corso Umberto I. Edificata agli inizi del XVII secolo, ha una pianta a croce greca e presenta interni decorati con stucchi e marmi policromi, oltre a conservare un ricchissimo altare del transetto sinistro, con una grande pala marmorea di Ignazio Marabitti. Nelle vicinanze, dietro il Municipio, è l’incompiuto seicentesco palazzo Moncada. Una visita al Museo Archeologico permette di osservare i reperti provenienti anche dai vicini siti di Capodarso e Sabucina, dove gli scavi hanno riportato alla luce i resti di insediamenti risalenti all’età del Bronzo. Da via San Domenico, la ripida salita di via degli Angeli conduce al Castello di Pietrossa. Fondato dagli Arabi ma rifatto dai Normanni e distrutto dal terremoto del 1567, offre un bel panorama sulla città e sul territorio circostante fino alla valle del Salso.

Una terra di solfatare

L’area solfifera, che si estende dalla zona di Caltanissetta fino ai dolci rilievi dell’Agrigentino, si presenta come un territorio di colline brulle e giallastre (tranne in primavera, quando il grano le tinge di verde intenso), dove le fitte macchie dei rimboschimenti non sono ancora riuscite ad occultare completamente il paesaggio delle miniere di zolfo abbandonate, fatto di montagne desolate, forata da pozzi e gallerie. Un itinerario ideale è quello che dal capoluogo tocca San Cataldo, Milena, Mussomeli e Marianopoli, chiudendosi poi nuovamente su Caltanissetta. Lungo il tragitto si toccano località minerarie che vissero l’illusione del benessere derivante dallo zolfo, borghi a carattere agricolo-minerario che portano i segni di una storia amara e villaggi in cui, invece, si conserva un’atmosfera genuina di vita rurale.

La vicenda dello zolfo si colloca nel XIX secolo, quando le nascenti industrie francesi e inglesi ne formularono la richiesta per la produzione di acido solforico. In breve tempo le solfatare della Sicilia centrale si moltiplicarono; nel 1834, delle 196 siciliane 88 ricadevano nel territorio di Caltanissetta. Nella seconda metà dell’800 la Sicilia puntò sull’affare dello zolfo, che si protrasse fino alla fine di quel secolo, quando entrò sul mercato, con prezzi concorrenziali, lo zolfo americano. La crisi fu inevitabile e a poco servì l’istituzione, negli anni del secondo dopoguerra, dell’Ente Minerario Siciliano.

Nel territorio di Caltanissetta è possibile visitare diverse miniere dove, addentrandosi nelle ‘discendiere’, gli stretti corridoi lungo i quali lo zolfo veniva trasportato a spalla, e nei ‘calcaroni’, le fornaci in muratura in cui il minerale veniva bruciato. Nel capoluogo sono gli impianti delle miniere Gessolungo, Trabonella e Tuminelli; a pochi chilometri dal centro abitato di Delia, è la storica solfatara Saponaro; nell’area mineraria tra San Cataldo e Serradifalco, ci sono invece le miniere San Cataldo, Pozzo Palo e Bosco.

 
 
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