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TEATRO MASSIMO “BELLINI”
STAGIONE TEATRALE
Tra
tradizione e innovazione: una prima nazionale assoluta, un
balletto in prima europea, una prima per Catania, tre opere del
grande repertorio del melodramma italiano, un balletto molto
popolare, un totale di sessanta recite. La Stagione teatrale
2005 della Fondazione Teatro Massimo “Bellini” di Catania si è
aperta il 20 gennaio con Guntram di Richard Strauss, opera mai
rappresentata in Italia e che da lungo tempo non veniva
rappresentata in forma scenica. Quasi l’intero secondo atto
dell’opera fu composto alla fine del 1892 a Ramacca, in
provincia di Catania, dove Strauss si trovava per un periodo di
convalescenza, ospite della nipotina di Listz, sposata al conte
Gravina.
Se la Stagione 2004 si aprì con un grande e
popolare capolavoro come la Traviata, la Stagione 2005 ha visto
una vera e propria operazione di recupero culturale, quasi un
inedito, con la direzione d’orchestra e la regia di Gustav Kuhn.
A seguire la prima europea del balletto Terra Brasilis del
“Centro Cultural Opera Brasilis”, diretto da Fernando Bicudo,
una singolare carrellata sulla storia millenaria di un popolo.
Il terzo titolo della stagione riporta a Catania Madama
Butterfly di Giacomo Puccini, con la direzione d’orchestra di
Alberto Veronesi e regia, scene, costumi e luci di Roberto
Laganà Manol. Poi ecco la musica di Gaetano Donizetti, con Don
Pasquale. Direttore Stefano Ranzani, regia di Marco Pucci Catena
e un nuovo allestimento scenico creato appositamente per il
“Bellini” da Arianna Kollner. Si prosegue con il balletto Lo
Schiaccianoci di Piotr Ilic Ciaikovsky con le coreografie di
Charles Jude, la direzione di Philippe Béran e la compagnia
dell’Opera National de Bordeaux. Alla ripresa autunnale, la
Stagione propone uno dei grandi capolavori diGiuseppe Verdi, Un
ballo in maschera, con il ritorno di un beniamino del pubblico
catanese, il tenore augustano Marcello Giordani. L’orchestra del
“Bellini” è diretta da Renato Palumbo, la regia è di Lorenzo
Mariani. La stagione 2005 si conclude con la prima
rappresentazione a Catania di Jenufa di Leos Janacek.
L’allestimento è del Teatro Nazionale dell’Opera di Praga con la
regia di Jiri Nekvasil e la direzione d’orchestra di Jan
Chalupecky. Ricca di appuntamenti anche la stagione dei concerti
sinfonici, di musica da camera e dei recital.
Teatro Massimo “Bellini”gennaio-maggio
www.teatromassimobellini.it
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FESTA DI SANT’AGATA
Non si
sa con precisione se Agata, rampolla di una nobile famiglia
catanese, fu perseguitata dall’imperatore Decio o se fu
torturata, subendo il supplizio dei carboni accesi e
dell’amputazione dei seni, per aver rifiutato di sposare il
proconsole Quinziano, prefetto in Sicilia. L’ira di un uomo
respinto può essere devastante e, infatti, Agata morì in
carcere. Pare che al momento del suo decesso un terremoto scosse
Catania e l’anno successivo, proprio nel giorno
dell’anniversario della morte, l’Etna riprese la
sua
attività eruttiva. Ma i fedeli fecero scudo contro la lava con
il velo appartenuto alla santa e il vulcano si placò.
Una santa così merita tutti i quattro giorni di
intensi festeggiamenti a lei dedicati, mentre quel velo
miracoloso, conservato nella Cattedrale di Catania in uno
scrigno, insieme con altre reliquie della santa, viene esposto
già a gennaio.
Il 3 febbraio iniziano le solenni celebrazioni
con la processione della luminaria a cui prendono parte attiva
il sindaco e la giunta comunale, sistemati all’interno di una
carrozza del tutto simile a quella appartenuta a Ferdinando II
di Borbone. Il corteo raggiunge la chiesa di San Biagio, luogo
in cui la santa fu posta sui carboni ardenti; seguono l’offerta
della cera e l’omaggio floreale alla santa da parte dei vigili
del fuoco. La mattina del 4 inizia la processione delle reliquie
con il pesante carro della patrona trascinato dai fedeli vestiti
con il tradizionale sacco bianco e il
berretto di velluto nero che, tirando le funi, gridano «Viva
Sant’Agata». Stessa processione con il fercolo della santa ma
differente itinerario il giorno successivo, con alcune soste
prestabilite. Undici candelore, grossi ceri inseriti in
candelabri in legno scolpiti, aprono il corteo.
Poche altre regioni d’Italia custodiscono così
gelosamente le proprie tradizioni come la Sicilia, dove le feste
religiose continuano a essere sentite e celebrate solennemente,
come testimonia la ricorrenza di Sant’Agata a Catania. La festa
diventa un’unità complessa di cerimonie che rivela l’antico
legame con i riti agrari di origine pagana. In occasione delle
celebrazioni dedicate a Sant’Agata, è tradizione preparare dei
dolcetti di mandorla a forma di olive. La leggenda racconta che
nel luogo dove la Santa si chinò per allacciarsi un calzare,
mentre veniva portata da Quinziano per subire il processo,
nacque un ulivo. Da qui le “olivette di Sant’Agata”.
Centro storico • 2-5 febbraio
www.apt.catania.it
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ACIREALE: IL CARNEVALE
Viene
considerato il “più bel Carnevale di Sicilia” e le sue origini
sono tardo seicentesche quando, sotto la dominazione aragonese,
il centro divenne un importante polo economico e culturale di
tutta l’Isola. Altre fonti, invece, ne danno testimonianze più
remote. Ha subito dei mutamenti durante il corso degli anni -
con l’introduzione dei minatizzi, poeti dialettali, della
cassariata, la sfilata di carrozze che trasportano
figuranti, e di giochi popolari come la ’ntinna, la corsa
dei sacchi e le gare gastronomiche, fino a diventare, a partire
dal 1929, una delle manifestazioni più spettacolari per
l’imponenza delle costruzioni in cartapesta – frutto di un
grande fervore creativo degli artigiani – le auto infiorate, le
ma schere allegoriche, la partecipazione degli studenti al
concorso “Scuole in maschera”. Grande suggestione è data dalle
sfilate serali durante le quali, una particolare
illuminazione esalta la grandiosità dei carri, dando vita a un
suggestivo spettacolo di colori e luci per le migliaia di
persone che gremiscono le strade e le piazze del centro storico.
Nel segno del divertimento e del travestimento.
Centro storico • febbraio
www.carnevalediacireale.it
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CALTAGIRONE: LA SCALA ILLUMINATA
Lo
spettacolo è di quelli che non si dimenticano: una lunga scala
che diventa una sorta di arazzo di luce e fuoco. Succede la
notte tra il 24 e il 25 luglio, in occasione della festa del
patrono, San Giacomo e, successivamente, tra il 14 e il 15
agosto, quando la Scala di Santa Maria del Monte, vecchia di
quattrocento anni, viene illuminata da circa quattromila luci
colorate. I “coppi”, dentro i quali sono posti dei lumini
alimentati da olio d’oliva, vengono disposti su ogni gradino,
seguendo un disegno che cambia ogni anno, e accesi con i
buceddi, degli steli secchi o, più semplicemente, con un’asticina
di legno. Alle 21.30, disattivata l’illuminazione pubblica, il
capomastro dà il via, la Scala s’illumina e il disegno nascosto
si rivela. Un po’ di storia. La scalazza serve a
collegare il nuovo centro con la parte del paese che si è
sviluppata intorno alla chiesa Madre: è lunga 130 metri e
delimitata da due file di palazzi. La sua costruzione richiese
ben dieci anni di lavoro. Dal 1956 i centoquarantadue gradini
che la compongono sono stati rivestiti di maiolica policroma che
riproduce i motivi usati dai maiolicari siciliani dal X al XX
secolo, con figure geometriche o immagini floreali. Vengono
quindi ripresi esempi di stile arabo, normanno,
angioino-aragonese, svevo spagnolo, barocco, chiaramentano,
rinascimentale, settecentesco, ottocentesco e contemporaneo.
Scala di Santa Maria •
24-25 luglio
www.comune.caltagirone.ct.it
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QUATTRO PASSI IN PROVINCIA
 Catania,
ai piedi della Montagna La
provincia di Catania presenta un quadro ambientale assai ricco:
basti osservare che in uno spazio di appena 19 chilometri si
passa dal litorale marino alla cima del vulcano più attivo
d’Europa, passando attraverso una straordinaria varietà di
paesaggi modellati dalle lunghe vicende geologiche e dalle
recenti attività antropiche. In omaggio a uno dei suoi cittadini
più illustri, Vincenzo Bellini, la visita del capoluogo etneo
può iniziare dalla zona del teatro (1890) a lui
intitolato e disegnato da Carlo Sada in elegante stile secondo
impero. A sud si raggiunge piazza San Placido che prende
nome dalla bella chiesa barocca, la cui facciata del 1769 è
opera di Stefano Ittar, che, insieme a Giovan Battista Vaccarini,
fu l’artefice principale della Catania settecentesca, risorta
dopo le distruzioni dovute all’eruzione dell’Etna del 1669 e al
terremoto del 1693. Ittar collaborò anche alla costruzione del
vicino palazzo Biscari, splendido edificio barocco
iniziato nel 1702. Per via Vittorio Emanuele, all’ombra
dell’imponente cupola della badia di Sant’Agata,
capolavoro di Giovan Battista Vaccarini realizzato fra il 1735 e
il 1767, si raggiunge il fulcro del centro cittadino: piazza
Duomo è ornata al centro dalla fontana dell’Elefante, il
“Liotru” di pietra lavica simbolo di Catania. Il Duomo,
dedicato a Sant’Agata, fu ricostruito all’inizio del XVIII
secolo in stile barocco, mantenendo però le absidi e il
transetto dell’originaria struttura normanna. Seguendo il
tracciato dei cosiddetti “archi della marina”, le arcate della
linea ferroviaria una delle quali ospita, nei della Pescheria,
si giunge a Castello Ursino: sorto per volere di Federico
II di Svevia e completato nel 1250, è sede del Museo Civico,
nato da raccolte private cittadine, in particolare da quelle
archeologiche del principe di Biscari, ammirate da Goethe, e dei
Benedettini. Si ritorni verso il centro percorrendo via
Crociferi,
suggestiva
soprattutto di sera, alla luce dei lampioni. Lungo il suo breve
corso si trovano le chiese più rappresentative del barocco
catanese, come San Giuliano. Si incrocia poi la
scenografica via Di Sangiuliano, dove si trovano belle dimore
nobiliari come palazzo Manganelli. La via sale a piazza
Dante, dominata dal complesso di San Nicolò, con la
chiesa – la più grande di tutta la Sicilia – incompiuta e il
monastero benedettino, che oggi ospita aule e istituti
universitari. Da qui pochi passi conducono all’animatissima,
vasta piazza Stesicoro, dove sono i resti dell’anfiteatro
romano. Sulla piazza e nelle immediate vicinanze sorgono tre
chiese intitolate a Sant’Agata e legate al martirio della
vergine patrona della città: Sant’Agata alla Fornace,
Sant’Agata al Carcere e Sant’Agata la Vetere. Nella
vicina piazza Carlo Alberto, la Fiera, ha luogo il mercato più
vasto e colorato della città. Piazza Stesicoro interrompe via
Etnea, il salotto dei Catanesi: a nord si trova villa Bellini,
a sud si ritorna verso piazza del Duomo. In quest’ultimo tratto
si impongono due soste: alla Collegiata, la cui
scenografica facciata (1758) è il capolavoro di Ittar, e il bel
cortile dell’Università, altra opera di Vaccarini,
circondato da un doppio loggiato e pavimentato da pietra lavica
e ciottoli bianchi a formare un raffinato mosaico. La
costa dei Ciclopi fino ad Acireale Dalla zona portuale
di Catania ad Acireale si estende uno dei più suggestivi
litorali della costa ionica, caratterizzato da scogliere di
origine vulcanica, nel caratteristico colore antracite, che si
spingono nel mare per alcune decine di metri. Di fronte
all’abitato di Aci Trezza si stagliano le imponenti sagome dei
faraglioni dei Ciclopi, monoliti di nero basalto
colonnare figli della Montagna (l’Etna); per il grande interesse
geologico e naturalistico sono stati dichiarati Riserva
Naturale Marina. Come altre cittadine della costa a nord di
Catania, Acireale deve il prefisso del suo nome a un corso
d’acqua, oggi sotterraneo, che il mito legava alla storia
d’amore fra Aci e Galatea. Si affaccia sul mare a 16 km da
Catania, su un terrazzo naturale dove fu fondata nel 1326. Cuore
della cittadina è la bella piazza del Duomo, che accoglie
importanti edifici storici: il Duomo, che ha assunto
l’attuale pianta a croce latina su tre navate solo nel Seicento,
la basilica dei Santi Pietro e Paolo, che presenta un
prospetto settecentesco realizzato su disegno di Pietro Paolo
Vasta, e il palazzo di Città, più volte ricostruito in
seguito ai danni provocati dai terremoti ma che ha
fortunatamente mantenuto il prospetto originario, d’impronta
tardobarocca. La basilica di San Sebastiano, restaurata
dopo il terremoto del 1693, è l’esempio più significativo del
barocco acese. Completano la visita della città le terme di
Santa Venera, che hanno origini antiche poiché le acque
termali erano conosciute e usate sia dai Greci sia dai Romani, e
la Biblioteca Zelantea, una delle istituzioni culturali
più importanti dell’Isola; nell’annessa Pinacoteca sono
raccolte opere di scuola siciliana dal XVI al XX secolo.
La Riserva Naturale Fiumefreddo e le Gole dell’Alcàntara
A
nord di Acireale dalla strada litoranea che da Fondachello
conduce a Marina di Cottone, è possibile accedere a uno
straordinario ambiente naturale: la Riserva orientata “Fiume
Fiumefreddo”. Una peculiare vegetazione acquatica e
semisommersa, rappresentata da entità di notevole interesse
fitogeografico (ranuncolo a pennello, brasca, veronica
acquatica), offre riparo a un’interessante comunità animale
costituita da anfibi, crostacei, pesci (anguille e trote fario)
e uccelli. Fra questi ultimi si segnala la presenza sempre più
assidua di tarabusini, gallinelle d’acqua aironi cenerini e
rossi. Da Fiumefreddo, seguendo la statale 114 si raggiunge
Calatabiano; da qui si risale per circa 12,2 km il letto dell’Alcàntara
(SS 185) per conoscerne da vicino il corso e le sue gole. La
storia del fiume ha radici assai remote: il suo alveo è figlio
del fuoco lavico scaturito dal cratere Moio, situato sul fianco
settentrionale dell’Etna, che nella fase di raffreddamento e
consolidamento diede vita a spettacolari basalti colonnari, che
nell’arco di millenni hanno subito l’erosione delle gelide acque
dell’Alcàntara. Il fiume nasce a 1259 metri di quota sui monti
Nebrodi e scende a valle per anse tortuose spesso inaccessibili,
punteggiato da laghetti e cascate. Nelle Gole, lunghe 460 metri,
si incunea fra pareti a strapiombo profonde anche 50 metri e
distanti 5. Caltagirone, regina della ceramica
Situata in posizione strategica per il controllo delle vaste
pianure di Catania e di Gela, Caltagirone fu abitata già nella
Preistoria, come
attestano
i numerosi ritrovamenti archeologici che indicano la continuità
della presenza dell’uomo dall’età del Bronzo fino all’epoca
romana. Per ritrovare le origini della produzione artigianale
della ceramica si deve invece risalire al periodo della
dominazione araba: da allora la lavorazione e il commercio di
questo materiale, ampiamente utilizzato nell’architettura
urbana, non ha mai smesso di sostenere l’economia locale, ed è
oggi più vitale che mai. La rilevanza di quest’arte è
documentata dal Museo regionale della Ceramica, cui si
accede dal Teatrino del bel Giardino pubblico. Da
qui via Roma conduce fino a piazza Umberto I, dove si trovano il
Duomo e la Corte Capitaniale, originale
costruzione a un piano risalente al XVI secolo. Simbolo della
città è però la celebre scala che da piazza del Municipio
sale fino alla chiesa di Santa Maria del Monte.
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