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SCICLI: LA MADONNA DELLE MILIZIE
 Un
esempio di quanto i siciliani siano legati al culto mariano è la
festa che si tiene a Scicli, dedicata alla Madonna delle
Milizie. La protagonista di questa manifestazione, in programma
l’ultima domenica di maggio e profondamente sentita dagli
abitanti, è un’insolita Vergine guerriera, realizzata in
cartapesta con tanto di capelli al vento e spada sguainata, a
cavallo di un poderoso destriero bianco. Il viaggiatore rimarrà
colpito da una rappresentazione così forte e suggestiva, che si
allaccia a una leggenda legata all’epopea normanna: si racconta
infatti che, nel 1091, la Madonna si unì all’esercito di Ruggero
d’Altavilla per respingere i saraceni sbarcati a Donnalucata, al
seguito dell’emiro Belcane. Da allora, il mito viene celebrato
con un rito annuale che, dal 1933 è diventato una vera e propria
sacra rappresentazione. Il “copione” viene eseguito
scrupolosamente e rigorosamente tutto in lingua dialettale.
Centro storico • ultima
domenica di maggio
www.scicli.com
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QUATTRO PASSI IN PROVINCIA
 Il
Ragusano, un’isola nell’isola
Dall’alto degli Iblei, le alture che si
succedono per tutto l’entroterra con i loro ampi declivi, il
Ragusano offre la sua immagine più suadente. Questo lembo
estremo di Sicilia ha tratto il suo volto definitivo dal
singolare intreccio tra le forme del mondo contadino e la
ricostruzione di intere città e paesi in seguito al terremoto
del 1693. Sono sorte così, lungo le vie del grano e del vino,
città come Mòdica, Scicli, Ispica e, soprattutto,
Ibla (Ragusa bassa). Il rapporto tra il capoluogo e il
suo territorio permette di cogliere la prerogativa dei suoi
abitanti, fortemente legati al rispetto dell’ambiente e delle
tradizioni contadine, che ha determinato nei secoli una cultura
omogenea e una forte identità che fa di questo angolo della
Sicilia “un’isola nell’isola”. Dagli Iblei è agevole scendere
anche verso il mare, che appare all’improvviso come
un’inaspettata visione d’Africa: le dune di sabbia bianchissima
corrono ininterrotte da Santa Croce
Camerina a Sampieri e a
Pozzallo. Come un complemento ideale all’identità segreta
del Ragusano.
Ragusa nuova e Ibla
Nel 1693, in seguito al terremoto che devastò la
Sicilia orientale e sconvolse l’antica di Ragusa, la nobiltà
agricola alla ricerca di nuovi spazi politico-culturali,
promosse con grande tempestività la ricostruzione della città
sull’adiacente collina del Patro, creando un diverso impianto
viario reticolare secondo i nuovi canoni dell’urbanistica
barocca. Ragusa Ibla (il centro antico), invece, venne
ricostruita più lentamente, anch’essa in forme barocche, ma
sullo stesso tessuto medievale. Le due città, legate da un
cordone ombelicale costituito dalle antiche scale che da
Ibla
salgono a Ragusa, crebbero forzatamente l’una accanto all’altra
tra continue divisioni, fino al 1926, quando si “ricongiunsero”
nel nome unico di Ragusa. Ibla è dominata dal Duomo,
completato nel 1775 su progetto di Rosario Gagliardi in
posizione baricentrica rispetto ai nuovi assetti urbani:
l’imponente facciata, articolata in tre ordini, è convessa al
centro e scandita da cornicioni aggettanti; la cupola
neoclassica (1820), con un giro di colonne nel tamburo, tocca i
43 m. L’interno a croce latina è diviso in tre navate; in quella
centrale, 13 vetrate istoriate (1926) illustrano i martiri di
San Giorgio. Poco distante, San Giuseppe si lega al Duomo
in un’ideale continuità stilistica, con la bella facciata
barocca attribuita alla scuola del Gagliardi, suddivisa in tre
ordini, con colonne corinzie e statue. Scendendo ancora si
incontrano il resti del grandioso edificio religioso dedicato a
San Giorgio, distrutto dal terremoto del 1693: bellissimi
il portale gotico-catalano (XV secolo) e la lunetta recante un
bassorilievo di San Giorgio che uccide il drago. Nella piazza
alle sue spalle sorge il giardino Ibleo, realizzato nel
XIX secolo nello spazio circostante le chiese di San Giacomo,
San Domenico e dei Cappuccini: la prima (XIV
secolo), ricostruita in forme barocche, conserva un interessante
soffitto ligneo settecentesco, San Domenico, in condizioni
precarie, mantiene il campanile decorato con maioliche colorate;
la chiesa dei Cappuccini custodisce una grande pala di Pietro
Novelli con al centro Assunta con apostoli e angeli. Posta al
vertice delle scale che uniscono Ibla alla città alta, la chiesa
di Santa Maria delle Scale ha costituito per secoli il
limite estremo dei due centri. Edificata nel XIV secolo su un
preesistente convento cistercense di epoca normanna, venne
ricostruita dopo il terremoto in forme barocche. Dell’edificio
originario conserva un portale e un pulpito gotici ai piedi del
campanile. Non lontano, tra vicoli e contrafforti lungo gli
scalini della stretta salita Commendatore, si susseguono
tre interessanti edifici barocchi: palazzo Nicastro
(1760), la chiesa di Santa Maria dell’Idria e palazzo
Cosentini. Perno della nuova Ragusa è la Cattedrale
dedicata a San Giovanni Battista (XVIII secolo). Poggia su
un’ampia terrazza pensile, sostenuta da un loggiato; la facciata
barocca, resa asimmetrica dal tozzo campanile, ha il corpo
centrale a due ordini con un monumentale portale. Notevoli
inoltre i palazzi barocchi Bertini e Zacco. Un
ultimo accenno merita il Museo Archeologico Ibleo, che
espone i reperti provenienti dalle campagne di scavo condotte
nel Ragusano, in particolare di Camarina.
Mòdica, le scale nella roccia
Nelle
definizioni che i viaggiatori del passato hanno dato di Mòdica,
essa è descritta come città strappata alla roccia, per le sue
grotte, abitate sino ad alcuni decenni fa, per le sue scale e
per la sua posizione geografica. Il centro abitato si estende
con continuità su un breve altopiano, che si restringe a cuneo
fino alla rupe su cui sorgeva il Castello (Mòdica alta),
e occupa l’invaso dei due torrenti (oggi coperti) che
confluiscono ai piedi della rupe nel fiume Mòdica, disegnando
una grande Y (Mòdica bassa). Il Duomo (San Giorgio)
svetta da lontano con la sua facciata a torre a tre ordini, che
si slancia da una gradinata di 250 scalini in uno spettacolare
connubio tra architettura, scenografia e urbanistica. È un
capolavoro eminentemente barocco, così come le altre numerose
chiese presenti in città: San Pietro, anch’essa preceduta
da una maestosa scalinata; San Giovanni Evangelista,
ricostruita nel 1839 e da dove si raggiunge il belvedere
Pizzo, un eccezionale punto panoramico su tutto l’abitato;
Santa Maria di Betlem, che ospita la cappella del
Sacramento, in stile tardo-gotico rinascimentale. Il cuore
laico di Mòdica lo si incontra invece nei bei palazzi
setteottocenteschi lungo corso Umberto I e corso Regina
Margherita.
Scicli, baluardo contro i Saraceni
 L’aspetto
settecentesco di Scicli, che fa della cittadina un’autentica
perla barocca, è il risultato della riedificazione successiva al
terremoto del 1693. Sorge su un’ampia vallata incastonata fra
colline rocciose ed ebbe probabilmente i Siculi come primi
abitanti. Conquistata dagli Arabi nell’864, diventò città reale
sotto i Normanni resistendo agli attacchi dei Saraceni. Per
visitare il piccolo centro si può iniziare da piazza Italia,
dove si trova la chiesaMadre della Madonna delle Milizie,
ricostruita
in stile barocco nel 1751: al suo interno si conserva una
singolare opera in cartapesta che raffigura la Madonna su un
cavallo bianco nell’atto di combattere i Saraceni. Giunti alla
chiesa di San Bartolomeo, ci si trova di fronte a uno dei
pochi edifici sopravvissuti al terremoto, dov’è conservato un
sorprendente presepe ligneo della seconda metà del Cinquecento,
poi rinnovato nel 1773. Da vedere sono anche palazzo
Beneventano, edificio settecentesco, notevole per la ricca
decorazione del cantonale e per le mensole figurate dei suoi
balconi, l’ex complesso monastico dei Padri Carmelitani,
fondato nel 1386 e ricostruito, dopo il terremoto, tra il 1775 e
il 1778, e la chiesa di Santa Maria la Nova. Suggestiva
la visita alla chiesa abbandonata di San Matteo, appena fuori il
nucleo abitato.
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